Criptovalute e Dichiarazione dei Redditi

L’Agenzia delle Entrate, rispondendo ad un interpello di un privato cittadino del 22 Gennaio 2018, ha fornito alcuni chiarimenti in merito alla tassazione e alla dichiarazione delle criptovalute. Vediamo insieme quali disposizioni ha dato.

Premesse Legislative

Tramite il DL 90/2017, il legislatore ha riconosciuto normativamente l’utilizzo delle valute virtuali come strumento di pagamento “alternativo” ai metodi tradizionali e l’ha definito “rappresentazione digitale di valore”.

Su questa materie si è espressa anche l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 72/E del 2016, definendo le caratteristiche fondamentali delle criptovalute:

  1. non hanno natura fisica, bensì digitale;
  2. sono liberamente accessibili e trasferibili dal titolare;
  3. sono emesse e funzionano grazie a codici crittografici e a complessi calcoli algoritmici.

Sempre l’Agenzia delle Entrate, rispondendo al sopra citato interpello, ha paragonato le valute virtuali alle valute estere. Con queste premesse sono state definite dallo stesso documento, le modalità di tassazione e dichiarazione delle criptovalute.

Tassazione per le Imprese

Dato che, ai fini fiscali, le criptovalute vengono considerate alla stregua di normali valute estere, gli acquisti/cessioni di valute virtuali non sono soggetti ad IVA, ma costituiscono un’attività rilevante ai fini Irpef (o Ires) e Irap.

Perciò, se un’impresa viene pagata in Bitcoin è come se venisse pagate in Dollari, quindi, nel caso in cui decidesse di venderli e ricavarne una plusvalenza, dovrebbe pagare le tasse sulla stessa. Si ricorda che le tasse sulle plusvalenze finanziarie vengono versate nel momento in cui vengono “rilevate”. A tal proposito, bisogna sottolineare che un’impresa rileva le plusvalenze/minusvalenze finanziarie al momento della chiusura del bilancio. Pertanto, solo in tale momento, dovranno essere rilevate eventuali plusvalenze derivanti dalla vendita di criptovalute e tassate con l’aliquota fissa pari al 26%.

Tassazione per i Privati

Per quanto riguarda i privati cittadini, invece, l’Agenzia delle Entrate presuppone che il possesso di valuta virtuale non sia di per se un’attività di trading finalizzata all’ottenimento di plusvalenze, anche se in realtà questo avviene.

C’è però un limite a questa “tolleranza”: se la giacenza media di criptovalute supera il controvalore di 51.645,69€ per almeno 7 gorni consecutivi, allora verrà considerata attività speculativa e si dovrà pagare l’imposta sostitutiva pari al 26% sulle plusvalenze ottenute. Il valore in euro della giacenza media, va calcolato utilizzando il rapporto di cambio presente sul sito dove si sono acquistate le valute virtuali, al 1° Gennaio dell’anno in cui si verifica il presupposto di tassazione. La stessa giacenza va verificata rispetto all’insieme di tutti i wallet detenuti.

Dichiarazione dei Redditi

Se si rientra nelle casistiche sopra illustrate (sia in caso di impresa che di privato) bisognerà dichiarare le plusvalenze ottenute.

L’Agenzia ritiene che tali plusvalenze siano da considerare come “redditi diversi” (art.67 del TUIR) quindi soggetti all’imposta sostitutiva del 26%. I suddetti redditi sono il risultato della somma algebrica delle plusvalenze e delle minusvalenze ricavate dalla vendita di criptovalute e vanno dichiarate nel quadro RT del Modello Redditi Persone Fisiche, come redditi diversi di natura finanziaria. Le  modalità di compilazione di questo quadro le ho fornite in un precedente articolo scritto per Forex Trading Pratico.

Monitoraggio Fiscale

Con il DL 90/2017 sono stati estesi gli obblighi di monitoraggio fiscale ai soggetti che effettuano trasferimenti da o verso l’estero per importi pari o superiori ai 15.000,00€, anche in valuta virtuale. In questo caso è previsto l’obbligo della compilazione del quadro RW del Modello Redditi Persone Fisiche, indicando negli appositi spazi il controvalore in euro, determinato dal sito dove si sono acquistate le criptovalute al 31 Dicembre dell’anno d’imposta.

L’agenzia chiarisce anche che, non potendo assimilare la detenzione di valuta virtuale ad un deposito o conto corrente di natura bancaria, il semplice possesso di criptovaluta non costituisce obbligo di versamento dell’imposta sul valore dei prodotti finanziari esteri (Ivafe).

Se volete maggiori chiarimenti su come compilare il Modello Reddito o necessitate di una consulenza, compilate il modulo qui sotto.

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