La gestione dell’Iva nell’E-commerce

Continuando a parlare degli aspetti fiscali dell’E-commerce, oggi ci soffermeremo sulla gestione dell’Iva.

Nota: prima di cominciare a parlare di Iva vi consiglio di leggere i due precedenti articoli “E-commerce: come iniziare” e “Le imposte dirette nell’e-commerce“.

I presupposti dell’IVA

Una transazione rientra nella sfera di applicazione dell’Iva se esistono questi tre presupposti:

  1. presupposto oggettivo, quando l’oggetto della transazione è lo scambio di un bene o la prestazione di un servizio: serve a fare distinzione tra e-commerce diretto e e-commerce indiretto;
  2. presupposto soggettivo, che richiede l’esercizio abituale di impresa, arte o professione (non sono quindi comprese le transazioni occasionali tra privati): aiuta a distinguere tra e-commerce B2B e e-commerce B2C;
  3. presupposto territoriale, il quale prevede che la transazione è imponibile se viene effettuata sul territorio italiano: serve a capire quale criterio utilizzare per la localizzazione dell’attività.

Tutti e tre i presupposti sono importanti per capire innanzi tutto se si tratta o meno di un’operazione imponibile ai fini Iva e successivamente in che modo.

L’IVA nell’e-commerce indiretto

Innanzi tutto ricordiamo che l’e-come indiretto è quello dove l’acquisto del bene avviene online, ma la consegna avviene fisicamente. Nel caso in cui la transazione sia di tipo B2B si aprono i seguenti scenari:

  • cedente italiano e acquirente comunitario: l’IVA è applicata nel Paese UE destinatario tramite il meccanismo del reverse charge a carico dell’acquirente;
  • cedente comunitario e acquirente italiano: l’IVA è applicata in Italia tramite il meccanismo del reverse charge a carico dell’acquirente;
  • cedente italiano e acquirente extracomunitario: si emette una fattura senza l’applicazione dell’IVA;
  • cedente extracomunitario e acquirente italiano: l’IVA sarà assolta congiuntamente alle imposte doganali e sarà applicata alla dogana tramite la bolletta doganale.

Se, invece, la transazione (comunitaria) è di tipo B2C, viene assimilata alla vendita a distanza, quindi non c’è l’obbligo di emissione della fattura o della ricevuta fiscale, ma solo quello di annotazione nel registro corrispettivi. L’IVA viene assoggettata nei seguenti modi:

  • cedente italiano e acquirente comunitario: l’IVA applicata sarà quella italiana fino ad una soglia massima di 100.000€ di vendite su base annua, superato predetto limite il venditore italiano dovrà acquisire una Partita Iva nel paese comunitario e versare li l’imposta;
  • cedente comunitario e acquirente italiano: l’IVA applicata sarà quella del Paese UE fino ad un limite massimo di 35.000€ di vendite annuali, superata tale soglia l’aliquota applicata sarà quella italiana e il cedente dovrà aprire una Partita Iva in Italia;
  • transazioni extra UE: viene emessa regolare fattura esente IVA ex art. 8 DPR 633/72 e la merce sarà soggetta ad IVA e dazi doganali del paese di destinazione, a carico del consumatore finale.

L’IVA nell’e-commerce diretto

Ricordiamo che nell’e-commerce diretto tutte le fasi della transazione avvengono online, dato che il bene non è materiale, ma virtuale. Siccome l’e-commerce diretto è visto come una prestazione di servizi, ai fini dell’applicazione dell’imposta si fa riferimento all’art. 7 del DPR 633/72 per stabilire la territorialità. In questo caso il principio generale di tassazione è quello secondo il quale l’IVA viene scontata nel Paese di destinazione, quindi non farà più alcuna differenza la residenza fiscale all’interno dell’UE o Extra UE. Le modalità di applicazione dell’IVA saranno differenziate soltanto a seconda dello status del committente:

  • nelle transazioni B2B, l’imposta sarà applicata dal cliente tramite il meccanismo del reverse charge;
  • nelle transazioni B2C, l’imposta sarà pagata direttamente dal fornitore previa identificazione ai fini Iva direttamente nel Pese del cliente o avvalendosi del sistema MOSS.

Bisogna precisare che le transazioni di e-commerce diretto NON sono esonerate dall’obbligo di emissione della fattura.

Adempimenti fiscali per vendere in UE

Per poter effettuare delle operazioni intracomunitarie bisogna essere iscritti all’elenco VIES: l’iscrizione può essere fatta direttamente al momento della dichiarazione di inizio attività o successivamente tramite un’istanza da presentare all’Agenzia delle Entrate.

Il secondo “dovere” è quello di inviare (mensilmente o trimestralmente) il modello Intrastat. Questo adempimento impone la comunicazione all’Agenzia delle Entrate e all’Agenzia delle Dogane, di tutti gli acquisti e le cessioni di beni e di servizi, effettuati in ambito europeo da un fornitore o verso un cliente, titolari di Partita Iva.

Se volete maggiori informazioni o necessitate di una consulenza, non esitate a contattarmi cliccando qui.

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