Le imposte dirette nell’E-commerce

Continuiamo a parlare di E-commerce: nel precedente articolo abbiamo fatto un’introduzione sull’argomento, cercando di capire se è sempre necessario aprire Partita Iva e come farlo. In questo articolo cominceremo ad addentrarci nella parte fiscale del tema, in particolare ci occuperemo di imposte dirette.

Le imposte dirette

Innanzi tutto va ricordato che l’imposta è un prelievo coattivo fatto dallo stato sulla ricchezza e può essere diretta o indiretta. Le imposte dirette sono quelle che colpiscono la ricchezza nel momento in cui viene prodotta. In Italia, le maggiori imposte dirette sono:

  • l’IRPEF, Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche;
  • l’IRES, Imposta sul Reddito delle Società;
  • l’IRAP, Imposta Regionale sulle Attività Produttive.

Localizzazione dei redditi

Il problema principale quando si devono tassare i redditi prodotti dall’e-commerce è la loro localizzazione, in quanto la “smaterializzazione” dell’attività può rendere difficile l’identificazione del luogo in cui si manifesta. In ogni caso, uno dei presupposti per la potestà impositiva è proprio quello della territorialità e per adempiere a questo presupposto esistono due modalità:

  1. il world wide principle taxation è un tipo di imposizione personale, perciò i redditi sono tassati nel Paese in cui vi è la residenza fiscale di chi li produce (ovviamente bisogna far caso alle eccezioni, soprattutto per quanto riguarda i Paesi a fiscalità privilegiata e le convenzioni tra Stati);
  2. il principle of sources è, invece, un tipo di imposizione reale, perciò vengono tassati i redditi prodotti in uno Stato anche se i soggetti che li creano non sono fiscalmente residenti, a condizione che l’attività ivi svolta abbia una stabile organizzazione nel Paese.

La stabile organizzazione e la doppia imposizione

Dunque un soggetto non residente è assoggettabile alla tassazione dello Stato in cui vengono svolte le attività, solo se dispone di una stabile organizzazione sul territorio dello stesso. Il concetto di stabile organizzazione è stato introdotto per cercare di localizzare i redditi prodotti da un soggetto in più Stati ed è importante per evitare la doppia imposizione (sia nella residenza fiscale che dove vengono prodotti i beni).

In Italia la definizione di stabile organizzazione si trova nell’articolo 126 del TUIR, il quale, sostanzialmente, la definisce “…una sede fissa d’affari, sia essa un ufficio o un’infrastruttura tecnologica, dove si svolgono in toto o anche solo in parte gli affari.” Poi per quanto concerne l’e-commerce , lo stesso articolo precisa che “…non costituisce di per se stabile organizzazione la disponibilità a qualsiasi titolo di elaborati elettronici e relativi impianti ausiliari, che consentano la raccolta e la trasmissione di dati ed informazioni finalizzati alla vendita di beni e servizi.” Normalmente un server è abbastanza “fisso” per essere considerato stabile organizzazione, mentre un sito web non può mai essere considerato tale. In ogni caso è complicato stabilire se e quando si può parlare di stabile organizzazione per attività dematerializzate e va valutato di volta in volta.

Nel nostro sistema tributario la tendenza è quella di attrarre sempre verso di se l’imposizione, per questo vengono applicati sia principi impositivi personali che reali. Questo “modus operandi” fa si che diventi molto più facile e frequente il rischio di doppia imposizione. I trattati internazionali contro la doppia imposizione, cercano di ovviare a questo problema principalmente in due modi:

  • facendo nascere un credito corrispondente alle imposte già versate nello Stato in cui vengono prodotti i redditi dalla stabile organizzazione ivi locata;
  • esentando dall’imposizione i redditi prodotti dalla stabile organizzazione presente su un altro Stato.

Metodo impositivo

Il metodo impositivo dell’OCSE prevede che la stabile organizzazione venga trattata come un soggetto autonomo: gli utili generati vengono tassati nel Paese in cui si trova la stessa e separati da quelli della c.d. “casa madre”, come se fosse un soggetto giuridico a se stante. Per il TUIR i casi sono due:

  1. se il soggetto estero ha una stabile organizzazione in Italia, i redditi da questa prodotti verranno tassati nel nostro Paese normalmente;
  2. se il soggetto estero non possiede una stabile organizzazione in Italia, verrà trattato come un ente non commerciale, pertanto il suo reddito complessivo sarà formato dalla somma dei singoli redditi determinati secondo il titolo I del TUIR.

La Web Tax

La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto la c.d. “web tax”, cioè una tassa del 3% che colpirà tutte le transazioni digitali relative alle prestazioni di servizi. La base imponibile sarà l’importo della transazione al netto dell’Iva. L’entrata in vigore è prevista per il 1 Gennaio 2019 e colpirà chi effettua più di 3000 transazioni all’anno. Sono esclusi dalla web tax:

  • le stabili organizzazioni di soggetti non residenti in Italia;
  • chi ha aderito al regime di imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità;
  • chi ha aderito al regime forfettario.

La lista dei servizi che saranno soggetti a questa nuova tassa, verrà resa nota con un decreto che dovrà essere emanato entro il 30 Aprile 2018.

Se volete maggiori informazioni o avete bisogno di una consulenza, potete contattarmi cliccando qui.

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